Perché il Chianti non si fa nel Chianti

Forse non tutti sanno che il Chianti (vino) da tanto tempo non si fa più nel Chianti (luogo). Ma solo il Chianti Classico si fa nel Chianti.

È una lunga storia, una diatriba da cui non se ne esce, eppure è così.

Chianti prima di tutto è il nome geografico di una zona della Toscana, un’area collinare ben definita fra Firenze e Siena. Ci sono comuni che hanno la parola “Chianti” nel proprio nome (Greve in Chianti, Radda in Chianti, Gaiole in Chianti, Castellina in Chianti). Se chiedete a un toscano di indicarvi su una carta geografica dove si trova il Chianti, metterà il dito senza esitazione a metà fra Firenze e Siena.

Il vino qui prodotto iniziò ad avere una reputazione già nel ‘400 e nel 1716 una legge (all’epoca si chiamava “Bando”) definì che si poteva chiamare “Chianti” il vino prodotto entro certi confini precisi, che, guarda caso, sono pressapoco quelli della zona suddetta, che i Toscani da sempre chiamano Chianti. La legge sanciva pertanto che il vino Chianti deve essere fatto nel Chianti. Era nata quella che oggi chiamiamo una DOC.

Ed è un fatto comune a molti vini del mondo, quello di prendere il nome dal territorio dove vengono prodotti: lo Champagne si fa nella Champagne, il Bordeaux si fa a Bordeaux, il Franciacorta si fa in Franciacorta, il Bolgheri si fa a Bolgheri. Ma il Chianti … vediamo perché è fatto soltanto fuori dal Chianti.

In passato produttori al di fuori di quei confini hanno iniziato a mettere la parola “Chianti” sul proprio vino, allo scopo di venderlo al prezzo del Chianti (che era famoso ed esportato già allora). Qualcuno lo chiamava “Vino all’uso del Chianti”, cioè vino fatto come si fa nel Chianti (cioè con le stesse uve!).

Fu nel 1931 che l’ambizione di avere una grande denominazione che aumentasse il valore economico del commercio del vino portò il governo italiano del momento a dare la possibilità di chiamare “Chianti” un vino che fosse fatto in una zona molto più estesa di quella originaria, cioè allargò i confini da Pisa ad Arezzo, dai colli pistoiesi alla Val d’Orcia. Da quel momento non c’è più corrispondenza fra il significato di “Chianti” come termine geografico e “Chianti” come nome di un vino.

I produttori chiantigiani, quelli con vigne nel Chianti, hanno preteso di potersi distinguere e quindi sono nate le sottozone del Chianti: Chianti Colline Pisane, Chianti Colli Fiorentini, Chianti Colli Senesi, Chianti Montalbano, Chianti Montespertoli, Chianti Colli Aretini, Chianti Rùfina e infine Chianti Classico, dove quest’ultimo soltanto corrisponde alla zona che si chiama Chianti.

In tempi più recenti la sotto zona Chianti Classico è diventata una DOCG a sé stante, con propri requisiti e regolamenti, mentre il Chianti con le sue 7 sottozone è un’altra DOCG con altri requisiti e altre regole. Sta di fatto che nella zona dove si produce Chianti Classico (cioè quella che geograficamente è il Chianti) non si può fare vino Chianti. Solo in territori al di fuori da quell’area (cioè fuori dal Chianti) si può fare vino Chianti.

Lo so, è complicato, ma è così!

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