Tre volte Riesling … renano ça va sans dire

Versione integrale di un articolo scritto per Il Salotto del vino.

Basta sentire pronunciare la parola “Riesling” per intuire che si tratta di un vitigno tedesco e lo è da sempre e per sempre. In Germania oggi è la varietà più coltivata in assoluto e la Germania è il paese che ne detiene la maggior coltivazione al mondo. I tedeschi sono maestri nella vinificazione di questo vitigno e lo fanno in una molteplicità di stili irripetibili altrove.

La varietà di cui parliamo è una sola: il Riesling renano, da non confondere col vitigno che noi italiani chiamiamo impropriamente “Riesling italico” e che i tedeschi chiamano “Welschriesling”. Il prefisso “Welsch” significa straniero, come a rimarcare che è un riesling non tedesco, non autentico, ma in realtà è proprio un’altra cosa. Infatti il Riesling italico non ha niente a che fare col nobile riesling renano né dal punto di vista genetico né dal punto di vista organolettico, bensì è una varietà a sé stante, diffusa nell’Europa centrale e la più coltivata della Croazia.

Ebbene, a noi interessa solo il primo: l’autentico Riesling renano.

I vini ottenuti da Riesling sono longevi, tanto quanto i più grandi rossi; hanno profumi riconoscibili, pungenti e sono capaci di sviluppare col tempo sentori minerali caratteristici; possono essere strutturati e potenti anche con bassa gradazione alcolica; la loro forza sta nell’acidità.

In Italia il Riesling renano è poco diffuso e lo troviamo quasi solo al nord, anche perché è un vitigno che si adatta bene ai climi più rigidi, sopporta il freddo e germoglia tardi, pur avendo bisogno di molte ore di luce per maturare fino a spostare in avanti la sua vendemmia.

Giovedì 19 ottobre nella Vineria 54 Rosso a Firenze abbiamo degustato tre Riesling prodotti in tre diverse regioni italiane per farci un’idea della personalità che questa varietà assume nel nostro paese. Abbiamo assaggiato l’annata corrente, che per i primi due è la 2016, ma per il terzo la 2015. Tutti e 3 sono vinificati solo in acciaio, ma le differenze stilistiche e territoriali si fanno sentire eccome: risulta esile e preciso l’altoatesino, strutturato il piemontese, complesso il toscano.

Degustazione Riesling

Dall’Alto Adige: Alto Adige Doc Valle Isarco Riesling di Köfererhof

Dall’Alto Adige provengono alcune delle più rinomate etichette italiane di Riesling. Ne abbiamo scelta una dalla Valle Isarco, prodotta a latitudine e altitudine importante: quella di Köfererhof, le cui vigne sono fra le più settentrionali d’Italia a 600-700 m sul livello del mare. Günther Kerschbaumer della Tenuta Köfererhof oggi vinifica in proprio, ma in passato la famiglia conferiva le uve all’abbazia di Novacella, come fanno ancora molti altri coltivatori della Valle Isarco. La tenuta si trova poco al di sopra dell’Abbazia, vicino a Bressanone, in mezzo alle Alpi.

Il suo Riesling della vendemmia 2016 spicca per la luminosità del colore paglierino tenue e al naso mette in evidenza sensazioni dolci, sintomo di una buona maturazione dell’uva: lo caratterizzano pesca, fiori di sambuco, salvia e un tocco di miele d’acacia. Il gusto è molto sottile, adotta la pratica tedesca di lasciare un residuo zuccherino quasi percettibile, che svolge una duplice funzione: attenua la forza dell’acidità e lega gli aromi di lime e erbe alpine aumentandone la persistenza. È un vino gustoso e quasi tagliente, con lieve percezione alcolica (12,5% in etichetta), ma la sua nervosità è decisamente smorzata da quella parte di zuccheri non svolti, che simulano una sensazione di morbidezza nell’ingresso in bocca.

Dal Piemonte: Hèrzu Langhe Doc Riesling di Ettore Germano

Il secondo vino che abbiamo assaggiato è di tutt’altro carattere e origine, infatti proviene da una zona fra le più vocate d’Italia per la produzione di vini rossi: le Langhe. Ettore Germano è produttore famoso per i suoi Barolo a Serralunga d’Alba, ma ha delle vigne anche più a sud nel territorio di Dogliani, dove a causa dell’altitudine più elevata (500-550 m) e del clima più fresco il Nebbiolo non riesce a maturare e cede il campo al Dolcetto. Fu quanto meno originale, per non dire azzardata, la decisione di Ettore Germano negli anni ’90 di piantare Riesling renano in terra di Langa. Il suo Riesling, Hèrzu, ha fatto parlare di sé, è stato premiato e ha vinto concorsi. Degustando il 2016, l’intensità colorante è scarica e mostra sfumature di giallo verdolino; il profumo, ancora molto giovane, insiste su un fruttato meno maturo: soprattutto note di agrumi e mela verde, ma sa aprirsi con biancospino e verbena. In bocca è potente, risultando intenso grazie alla forza alcolica (14% in etichetta); è completamente secco, corposo e alla freschezza affianca ottima sapidità. Ha un comportamento antitetico rispetto all’altoatesino, con impatto impetuoso al palato che va smorzandosi nella progressione. Nella vinificazione non ricorda affatto lo stile tedesco, in quanto gli zuccheri sono completamente svolti, assomigliando da questo punto di vista alla maggior parte dei vini bianchi italiani.

Dalla Toscana: Mezzo Braccio Toscana Igt di Tenuta Monteloro

Sposa invece un’ispirazione transalpina il terzo Riesling della nostra batteria, che proviene stranamente dalla Toscana; si chiama Mezzo Braccio ed è prodotto dalla Tenuta Monteloro in provincia di Firenze nelle colline alle spalle di Fiesole. La proprietà della Tenuta è degli Antinori, che hanno giustamente scelto di coltivare qui soltanto uve bianche e in particolare quelle varietà che resistono al freddo, dal momento che le vigne giacciono nel versante esposto a sud-ovest di una vallata quasi appenninica, con altitudini che raggiungono i 600 metri. Il 2015, con un anno di affinamento in bottiglia in più rispetto ai precedenti, è un vino ricco da ogni punto di vista, sebbene non raggiunga neanche 12% di alcol. È brillante nel bicchiere, ha profumi intensi e articolati, con note fruttate che spaziano dal pompelmo rosa alla frutta esotica, ma anche erbe balsamiche, fiori gialli, pappa reale e un accenno di pietra focaia. Il gusto è raffinato, delicato nell’impatto gustativo, ma poi risulta scattante nella progressione in virtù di un’acidità notevole e una sapidità netta. Il residuo zuccherino, anche qui presente, non lo rende abboccato ma avvolge la corsa dell’acidità rendendola gustosa e conferisce al sorso una persistenza grandiosa che si amplifica dopo la deglutizione con aromi minerali e balsamici.