Chassagne-Montrachet Premier Cru En Virondot 2023 Marc Morey

En Virondot, dove lo Chardonnay mostra i muscoli

Ho assaggiato lo Chassagne-Montrachet Premier Cru En Virondot di Marc Morey pochi giorni fa e sono rimasto colpito dalla sua potenza: uno Chardonnay che ha fatto palestra, che mostra i muscoli come pochi altri, senza perdere il suo inconfondibile aspetto borgognone.

En Virondot

“En Virondot” è il nome di una vigna (o climat) in Borgogna, precisamente nella Côte de Beaune a Chassagne. La zona è una delle più vocate al mondo per lo Chardonnay: la collina di Montrachet, che dà vita ai 5 Grand Cru più ambiti del bianco borgognone: Montrachet, Bâtard-Montrachet, Chevalier-Montrachet, Bienvenue-Bâtard-Montrachet e Criots-Bâtard-Montrachet.

En Virondot non è un Grand Cru, ma è una vigna classificata Premier Cru; le è quindi riconosciuto un valore maggiore per la costante qualità e personalità dei suoi vini, rispetto al resto della denominazione Chassagne-Montrachet. Guardando la mappa sembra staccarsi dal resto dell’estensione vitata comunale.

È una vigna di 2 ettari, tutta in mano a un produttore. In realtà il Domaine Marc Morey et Fils ne possiede il 95%, ma gestisce in affitto anche il restante 5%, su cui ha un diritto di prelazione in caso di vendita. Si tratta quindi di un monopole a tutti gli effetti, anche se non sulla carta.

En Virondot è anche il vigneto più alto della denominazione Chassagne-Montrachet e l’unico Premier Cru a superare i 300 metri. Si trova in posizione defilata, in forte pendenza con filari a rittochino; sembra quasi volersi insinuare nel bosco sulla sommità della collina. Ha terreno poco profondo e le radici delle piante raggiungono presto un blocco calcareo nel sottosuolo.

Profilo del vino Chassagne-Montrachet Premier Cru En Virondot

L’annata che ho degustato è la 2023, quindi giovanissimo, considerando che l’ho assaggiato nell’agosto 2025.

Il colore nel calice è quello che ci si aspetta da uno Chardonnay di Borgogna: giallo intenso quasi dorato. Il vino inizia a mostrare i muscoli già all’olfatto grazie alla spinta fruttata che intreccia nocciola, susina gialla, ananas, canditi; si fa riconoscere con l’immancabile sensazione di burro fuso e si arricchisce con anice, fiori di campo. Girando il bicchiere si apre un ventaglio di sfumature. Il calice sembra quasi stargli stretto, tanto è esuberante.

Conferma tutta la sua forza al gusto. È decisamente pieno, potente in intensità e persistenza; conquista il palato con la sua apparente rotondità, che viene però quasi annientata dall’incalzare di una tensione fresca e soprattutto sapida, quasi salata. Uno Chardonnay minerale, saporito come pochi. Un bianco morbido e teso, corpulento con classe. Tanta classe! Evoca l’immagine di un muscolo contratto con le fibre in tensione. Si rilasserà col tempo in bottiglia. Chissà?!

Abbinato a un trancio di salmone con salsa al timo ha fatto una bellissima figura.

In Italia è importato tra gli altri da Balan.

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