Graziano Prà - Soave e Valpolicella

Graziano Prà: l’estetica del Soave in un press lunch a Firenze

Cosa succede quando un produttore veronese porta la sua idea di vino — fatta di territorio, vitigni autoctoni e minimo intervento in cantina — in un ristorante nel cuore di Firenze? Lo abbiamo scoperto il 18 novembre 2024, durante un press lunch al ristorante Konnubio di Firenze, dedicato interamente ai vini di Graziano Prà, tra i nomi di riferimento del Soave Classico e della Valpolicella.

Chi è Graziano Prà: la cantina di Monteforte d’Alpone

Graziano Prà è un produttore a conduzione familiare con sede a Monteforte d’Alpone, in provincia di Verona, uno dei cuori pulsanti della denominazione Soave. La prima bottiglia della cantina risale al 1983, e da allora la produzione si è ampliata fino a comprendere cinque etichette diverse di Soave Classico e una linea di rossi della Valpolicella.

La filosofia produttiva di Prà si riassume in tre parole: territorio, vitigni autoctoni, minimo intervento enologico. Un approccio che si riflette anche fuori dalla cantina: tra i filari sono state piantate piante e fiori, trasformando i vigneti in veri e propri giardini. Una scelta estetica che, per il produttore, è inseparabile dall’estetica del vino stesso.

A questa visione si lega anche una decisione tecnica precisa: l’uso, ove possibile, del tappo a vite. Non solo per eliminare il rischio di TCA (il difetto da tappo di sughero), ma come strumento per preservare l’integrità aromatica del vino, evitando ogni contaminazione estranea. Il vino che ha ispirato questa scelta, ci racconta Prà, è stato il Cloudy Bay neozelandese.

Graziano Prà

Soave Classico Staforte 2016 (magnum): il vino d’apertura

L’incontro si apre con una bottiglia in formato magnum del Soave Classico Staforte 2016, un vero cru di famiglia, servito all’aperitivo: una selezione di vigna vinificata al 100% con uve Garganega, maturata solo in acciaio a contatto con i lieviti per diversi mesi, con bâtonnage.

Nato nel 2004, in controtendenza rispetto ai trend dell’epoca proprio per questa scelta di vinificazione, lo Staforte dimostra a otto anni dalla vendemmia una freschezza sorprendente, unita a un sorso morbido e minerale. Al naso si susseguono ananas, pesca sciroppata e frutta secca, su uno sfondo di erbe da tisana, fino a un finale che vira su resina e miele. Un assaggio che racconta bene quanto la longevità sia uno dei valori centrali della filosofia di Prà.

Valpolicella DOC Morandina 2023: il rosso “tutto frutto”

Si passa poi al Valpolicella DOC Morandina, ultima vendemmia disponibile (2023): un assemblaggio di Corvina, Corvinone, Rondinella e Oseleta, con 20 giorni di appassimento e vinificazione in acciaio.

Il colore è poco intenso, ma il profumo è deciso e fruttato, con note nitide di susina, ciliegia e melograno. In bocca è leggero e rotondo, con tannini contenuti e un’acidità ben calibrata rispetto alla componente alcolica. Le uve provengono da vigne situate a Illasi, nella Valpolicella orientale, a 500 metri sul livello del mare — una quota relativamente elevata per la zona, che lo rende un vino “d’altura”. L’abbinamento con la ribollita toscana si è rivelato particolarmente riuscito.

Soave Classico Monte Grande 2017: sughero contro tappo a vite

Il momento più interessante della degustazione è probabilmente il confronto tra due versioni dello stesso vino: il Soave Classico Monte Grande 2017, proveniente da un vigneto vocato situato a 150 metri s.l.m. e classificato come UGA (Unità Geografica Aggiuntiva). Vengono servite in parallelo la versione chiusa con tappo di sughero e quella con tappo a vite.

  • Tappo a vite: colore più vivace, paglierino intenso tendente al dorato; naso fresco, con note di finocchietto e sentori floreali; sorso scorrevole e agile, con un retrogusto agrumato.
  • Tappo di sughero: profilo aromatico più evoluto, con erbe essiccate, miele, propoli e frutta candita; in bocca risulta più sapido e morbido, con un retrogusto speziato e una struttura percepita come leggermente più corposa.

Un confronto che dimostra come la scelta della chiusura non incida solo sull’evoluzione aromatica per ossigenazione, ma anche sulla percezione strutturale del vino.

Valpolicella Superiore Morandina 2020: struttura ed eleganza

Si torna al rosso con il Valpolicella Superiore Morandina 2020, prodotto con Corvina, Corvinone e Rondinella, con un breve appassimento su pianta ottenuto tramite la tecnica del taglio del tralcio.

Il naso si apre su note floreali di viola e lavanda, per poi virare verso la classica ciliegia sotto spirito e sentori speziati, frutto di 18 mesi di affinamento in tonneaux. In bocca il vino mostra buon corpo, un’acidità vivace che sostiene tannini raffinati, e una componente alcolica che ne bilancia la morbidezza. Il finale è succoso, con un ricordo persistente del nocciolo di ciliegia.

Amarone della Valpolicella 2017: il gran finale

A chiudere la degustazione, l’Amarone della Valpolicella 2017, ottenuto da un assemblaggio di Corvina, Corvinone, Rondinella e Oseleta, proveniente da vigne site a Mezzane e Tregnago, con un appassimento in fruttaio di due mesi.

Il colore è un granato scarico, mentre al naso emergono petali di rosa, confettura di ciliegia, cacao e un corredo speziato ben distribuito, testimonianza dei tre anni di affinamento tra tonneaux e botte grande. Nonostante l’appassimento, l’alcol risulta perfettamente integrato e la freschezza si mantiene intatta, garantendo grande bevibilità. I tannini, maturi ma ancora vivaci, accompagnano una scia finale persistente di amarena e spezie.

Degustazione Graziano Prà

In sintesi: la Valpolicella e il Soave secondo Prà

Un dettaglio tecnico utile per chi vuole approfondire il territorio: la Valpolicella presenta un terreno ghiaioso, ricco di scaglie bianche, elemento che contribuisce alla mineralità e alla freschezza tipiche dei vini della zona.

La degustazione al Konnubio di Firenze ha confermato come Graziano Prà interpreti il Soave Classico e la Valpolicella con coerenza stilistica: vini di territorio, capaci di invecchiare, in cui la tecnica — dal tappo a vite alla scelta dei legni — è sempre al servizio dell’espressione varietale, mai fine a sé stessa.


Domande frequenti su Graziano Prà e i suoi vini

Dove si trova la cantina Graziano Prà? La cantina ha sede a Monteforte d’Alpone, in provincia di Verona, nel cuore della zona di produzione del Soave Classico.

Perché Graziano Prà utilizza il tappo a vite? Per eliminare il rischio di TCA e preservare al meglio l’integrità aromatica del vino, evitando contaminazioni esterne legate al sughero.

Cos’è lo Staforte di Graziano Prà? È un Soave Classico cru, prodotto al 100% con uve Garganega, vinificato e affinato solo in acciaio a contatto con i lieviti, con bâtonnage.

Da dove provengono le uve dell’Amarone di Graziano Prà? Da vigne situate a Mezzane e Tregnago, con un appassimento in fruttaio della durata di circa due mesi.

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