Monchiero: tradizione e modernità nelle Langhe
Degustazione presso Le Volpi e l’Uva, Firenze — 26 marzo 2026
È passato qualche mese dalla degustazione dei vini della cantina Monchiero, a cui ho partecipato a Firenze, da Le Volpi e l’Uva, ma ho avuto solo ora il tempo di scriverne: ho trovato vini originali, interessanti e meritevoli di attenzione.
La cantina
La famiglia Monchiero fonda l’attività a La Morra nel 1954. Oggi conta poco più di 10 ettari di vigneti distribuiti fra Castiglione Falletto, La Morra, Treiso e Alba (frazione Scaparone), con la sede operativa ormai spostata a Castiglione Falletto.


Il primo Barolo firmato Monchiero risale al 1971. Negli anni ’80 la famiglia inizia a esportarlo negli Stati Uniti, e nel decennio successivo consolida la produzione nella cantina di Castiglion Falletto. Con il nuovo secolo arriva la terza generazione, che imprime nuovo slancio sia sul piano commerciale sia su quello dell’ospitalità, senza però mai rinunciare all’artigianalità che da sempre contraddistingue l’azienda. Le vendemmie restano manuali e la gestione del vigneto segue principi di sostenibilità ambientale, con il protocollo della lotta integrata e un uso dei trattamenti limitato ai soli casi di reale necessità.



Dal 2020 la gamma si è arricchita con una linea produttiva particolarmente interessante. Ho assaggiato una versione secca del Moscato bianco, vinificata in anfora. Le uve arrivano da vigneti nel comune di Alba, oltre il Tanaro, in una zona dal suolo ancora fortemente calcareo e non sabbioso come nel vicino Roero. Ed è proprio da qui che parte la degustazione.
Quattro Filari — Vino Bianco 2025
Niente denominazione in etichetta, solo “vino bianco”: ma dietro la semplicità si nasconde un Moscato secco molto originale, di cui vengono prodotte appena 1.000 bottiglie. Due mesi di sosta in anfora.
Colore verdolino tenue, naso inconfondibilmente aromatico — rosa, pesca, frutta tropicale — attraversato da un guizzo di pompelmo e mentuccia. Il sorso è lineare e sorprendentemente fresco, quasi citrino. Una lettura del Moscato lontana dagli stereotipi, capace di sorprendere chi si aspetta dolcezza e trova invece tensione e beva.
Dolcetto d’Alba DOC
Il secondo vino in degustazione arriva da uve coltivate nel comune di Treiso, cuore del Barbaresco. Colore rosso rubino tenue e vivace; al naso è freschissimo, con un primo impatto tutto fiori e melograno, seguito da note di erba sfalciata tipiche di un vino giovane vinificato in acciaio.
L’acidità è protagonista dello sviluppo gustativo, il tannino appena accennato, il corpo snello: un campione di bevibilità, perfettamente in linea con lo stile minimal oggi molto ricercato. A ricordare il vitigno arriva, nel finale, una nota di mandorla. Anche in questo caso, produzione limitata a 1.000 bottiglie.
Langhe Nebbiolo
Uve del comune di Castiglione Falletto, cuore della zona di Barolo, vinificato in botte grande di rovere di Slavonia. Alla vista un carminio trasparente restituisce l’immagine più classica del Nebbiolo, confermata da profumi tipici di violetta, rabarbaro, ruta ed erbe officinali, che anticipano un sentore di lampone.
Anche qui un vino snello, dai tannini sottili e modesti, alleati di una bella tensione fresco-sapida, con un retrogusto leggermente speziato. Un Nebbiolo elegante, prodotto in circa 12.000 bottiglie — un ottimo biglietto da visita per chi vuole avvicinarsi allo stile della cantina prima di affrontare i Barolo.





I tre Barolo Monchiero
Barolo Comune di Castiglione Falletto 2022
Colore granato che vira verso l’aranciato, profumo convincente di violetta appassita, polpa di lampone, macis e caramella di liquirizia. Il tannino è ben collocato al centro del sorso, sostenuto da freschezza e mineralità. La chiusura è ricca, con sentori balsamici e speziati che si aggiungono alla nota di liquirizia.
Un Barolo tutto sommato di facile approccio e ben identitario — un grande vantaggio per conquistare il mercato. Se ne producono 9.000 bottiglie.
Barolo Rocche di Castiglione 2022 (cru)
Veste granato compatta. Il profumo lascia già intuire che questo vino è destinato a un affinamento ulteriore: ancora poco terziarizzato, ricorda fiori secchi ed erbe di bosco, poi un tocco di albicocca e prugna. I tannini — perfetti ma fitti e austeri — confermano questa lettura, anche se il sorso resta succoso, con un lungo finale di chinotto.
Barolo Rocche di Castiglione 2021
Lo stesso cru, ma dell’annata precedente, per capire come si sia evoluto con un anno in più di bottiglia — e soprattutto in un millesimo che nelle Langhe si è rivelato di qualità eccelsa. È luminoso alla vista ed espressivo al naso, dove si susseguono rabarbaro, iris, anice stellato ed erbe essiccate, prima di arrivare a note di succo di mirtillo.
Al gusto è slanciato: un’acidità agrumata prende per mano tannini finissimi, creando una lunga propulsione di grande raffinatezza. Il vino più compiuto dell’intera batteria.
Conclusioni
Monchiero dimostra come tradizione e modernità possano convivere senza contraddizioni. Il Barolo Rocche di Castiglione rappresenta il legame profondo con il territorio, il Barolo comunale è il biglietto da visita dell’azienda, mentre le altre etichette intercettano le tendenze di un pubblico sempre più attratto dalla bevibilità che dalla sovrastruttura.
Un dettaglio da sottolineare: sia il Moscato che il Langhe Nebbiolo sono chiusi con tappo a vite. Una scelta coraggiosa e coerente, che preserva la freschezza del vino e ne comunica al tempo stesso la modernità.
