Un altro Trebbiano macerato. Quello di Beconcini

Un altro Trebbiano macerato. Quello di Beconcini

Anche se non è più utilizzato nell’uvaggio dei vini rossi, anche se i tentativi per valorizzarlo in passato (vedi il vino “Galestro”) non hanno riscosso successo nel lungo periodo, anche se la sua diffusione è in declino ormai da 30 anni, tuttavia il trebbiano toscano è, fra le uve a bacca bianca, la seconda più coltivata in Italia e la prima in Toscana. 

Non è una novità che produttori toscani si cimentino con la produzione di vini ambiziosi col trebbiano. A questo gruppo di etichette di nicchia (perché non sono certo vini mainstream!) si aggiunge quello dell’azienda Pietro Beconcini di San Miniato, che ho potuto assaggiare in anteprima a Firenze il 7 luglio scorso.

Vediamo quali sono i pro e i contro di questo famigerato vitigno, che con nomi diversi è presente in molti paesi e, sebbene non sia il vitigno più diffuso, è probabilmente quello che produce più vino al mondo (grazie alle rese particolarmente abbondanti).

Qualità del trebbiano toscano

È generoso nella produzione: rende molto. Si adatta facilmente a ambienti diversi e diversi sistemi di potatura. È relativamente resistente alle malattie più diffuse che affliggono la vite. Germoglia tardi, pertanto è al riparo dal danno di gelate primaverili. Matura mantenendo nel frutto un’alta acidità.

Punti deboli del trebbiano toscano

Uno solo: è neutro dal punto di vista aromatico e produce vini con struttura semplice. Il trebbiano di per sé non regala profumi originali e accattivanti, che sono stati sempre più ricercati nei vini bianchi. Per lo più dà vini banali, se non si ricorre a vinificazioni con macerazione o maturazione in legno (le produzioni di nicchia di cui sopra).

Il progetto di Pietro Beconcini

Leonardo Beconcini, insieme alla compagna Eva Bellagamba, dal 1990 guida l’azienda fondata dal padre Pietro. È conosciuto per coltivare il tempranillo sulla collina di San Miniato, ma oggi ci stupisce con un bianco da trebbiano in purezza. 

L’idea è quella di fare un vino particolare, cercando di estrarre una personalità forte da un’uva, che di per sé non ha personalità. Per farlo Leonardo ha selezionato le piante di trebbiano, che a fine maturazione vedono gli acini pigmentarsi di rosa (lo chiamava “Trebbiano rosa” suo nonno). In realtà opera una vendemmia quasi tardiva (fine ottobre nel 2019), che aspetta la maturazione completa dell’uva soprattutto dal punto di vista aromatico, che non arriva mai. E può farlo grazie alla forte acidità del vitigno. 

Leonardo non vuole fare un macerato come tanti ed evita l’ossidazione spinta. Il contatto con le bucce viene mantenuto per il tempo della fermentazione, che è svolta a temperatura controllata di 16° C, per non disperdere quegli aromi, che ha aspettato con pazienza ritardando la vendemmia. Dopo un leggero passaggio in legno il vino matura in cemento a contatto con le fecce fini fino al momento dell’imbottigliamento.

VEA Trebbiano Macerato 2019 – Pietro Beconcini

Il trebbiano di Leonardo Beconcini si chiama VEA, primo bianco prodotto dall’azienda a partire dal 2018. La nuova annata 2019 ha 13,5% di alcol.

Alla vista sorprende il colore particolarmente scuro per un vino bianco: giallo brillante come l’oro. I profumi sono evoluti e principalmente fruttati ma con un’articolazione del frutto che è sia cotto, mela al forno e crostata di pere, che sciroppato, pesca e albicocca, ma anche secco, la mandorla, e infine fresco con scorza di agrumi. Oltre al frutto ricorda miele e camomilla. Il gusto è ricco e fondamentalmente morbido, sebbene manifesti un grip a centro bocca dovuto alla macerazione. L’astringenza tuttavia viene celata da una pseudodolcezza, che lo rende grasso e quasi mieloso. Gioca un ruolo speciale la notevole salinità, che più dell’acidità, fa salivare, sostiene il finale persistente e bilancia l’alcol. 

Che dire? È originale nel suo genere, si distingue per un profumo quasi da vino dolce e un’ossidazione che è mantenuta sotto controllo e gli evita di scadere in un profilo anonimo di vini tutti uguali. È un vino di nicchia e non vuole essere altrimenti.

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