Verticale de Il Picchio: trent’anni di Chianti Classico Gran Selezione firmato Castello di Querceto
Sono passati 2 anni da una verticale di Chianti Classico Gran Selezione Il Picchio, organizzata da Castello di Querceto per ripercorrere trent’anni della propria storia enologica, dall’annata più recente fino al lontano 1990. C’è un momento, in ogni degustazione verticale importante, in cui il calice smette di raccontare solo il vino e comincia a raccontare il tempo: ed è esattamente quello che è successo quel giorno.
È stata un’occasione preziosa per capire come evolve nel tempo uno dei simboli del Chianti Classico più autentico, prodotto da una delle famiglie fondatrici del Consorzio: il nonno e il bisnonno dell’attuale proprietario furono infatti tra i 32 firmatari dell’atto costitutivo.
La storia di Castello di Querceto: dal rudere medievale alle 75 vigne di oggi
Il Castello di Querceto sorge su un antico rudere di origine medievale, ricostruito nel tempo fino a diventare il cuore pulsante della tenuta. La storia vitivinicola della proprietà comincia nel 1899, quando viene messa a dimora la prima vigna aziendale, coltivata esclusivamente a Sangiovese. Da quella vigna nasce nel 1904 il primo vino in purezza dell’azienda.
Inizialmente pensato per il consumo familiare, il vino conquista presto un pubblico ben più ampio: nel 1910 riceve un importante riconoscimento in un concorso in Sud America, un successo che convince la famiglia a investire nell’espansione dei vigneti. Da poco più di 5 ettari iniziali, la superficie coltivata cresce progressivamente fino a raggiungere gli attuali 75 ettari.
Oggi la produzione complessiva di Castello di Querceto si attesta tra le 350.000 e le 400.000 bottiglie l’anno, con un catalogo ampio, in cui si distinguono quattro etichette IGT e quattro Chianti Classico DOCG.
Un terroir fuori dal comune
A rendere unico ogni vino della tenuta è soprattutto il territorio. La proprietà si trova a Dudda nel comune di Greve in Chianti, ai piedi del Monte San Michele — la vetta più alta del Chianti Classico — sul suo versante orientale, in una zona fresca dove il Sangiovese ha il tempo di maturare senza accelerazioni. Per raggiungere il castello da Greve si percorre una strada che si addentra nel bosco, un tragitto che da solo basta a far capire quanto particolare sia questo angolo di Toscana.
Il suolo è composto da scisti policromi ricchissimi di minerali, che alternano tonalità rosse, gialle e brune. Una composizione geologica variegata che si traduce, calice dopo calice, in una spiccata identità aromatica e in una notevole capacità di invecchiamento dei vini.
La Corte e Il Picchio: il volto femminile e maschile del Chianti Classico
Prima di affrontare la verticale, l’azienda ha voluto mettere a confronto Il Picchio con l’altra Gran Selezione della tenuta, La Corte, un Sangiovese in purezza che cresce su suoli sabbiosi. Un confronto illuminante, capace di mostrare due interpretazioni opposte e complementari del Chianti Classico.
Da un lato La Corte (annata 2020), tutta finezza e grazia: colore carminio tenue e luminoso, naso di grande precisione floreale — iris, ribes rosso, lampone — che si apre poi a scorza d’arancia, cacao in polvere e note balsamiche, con quel richiamo carnoso tipico di certi Sangiovese. In bocca è teso, vibrante, sorretto da un’acidità brillante e da tannini puntuali dalla trama setosa, per una beva succosa e persistente.
Dall’altro Il Picchio, che incarna vigore e austerità: un Sangiovese con una piccola percentuale di Colorino (10%) che gli regala colore fitto e struttura possente. Se vogliamo usare una metafora, La Corte è il volto femminile del Chianti Classico di Castello di Querceto, Il Picchio quello maschile.


La verticale de Il Picchio: dal 2020 al 1990
Ecco come si sono espresse le sei annate degustate, dalla più giovane alla più matura.
Il Picchio 2020
Sangiovese 90% + Colorino 10%
Veste carminio piuttosto fitta, con riflessi granato che già annunciano l’inizio di un’evoluzione. Al naso si apre su ciliegia e mora fresche, per poi virare verso la viola e lasciare spazio a un corredo speziato deciso, tra vaniglia e chiodi di garofano. In bocca colpisce la ricchezza: i tannini sono densi e potenti, capaci di regalare spessore e volume a un vino ancora giovane ma già ben delineato.
Il Picchio 2018
Il colore mantiene la stessa intensità carminia. Il quadro olfattivo si sposta su note di mirtillo e prugna matura, accompagnate ancora dalla viola, ma qui il registro speziato si arricchisce di pepe bianco, cannella e anice stellato. Sul piano gustativo è l’acidità a guidare il sorso, sostenendo tannini fini e ben integrati che dialogano con il frutto. La componente calorica dona avvolgenza e spinge ulteriormente il frutto, mentre la vena acido-sapida regala un finale intrigante.
Il Picchio 2015
Rosso rubino fittissimo alla vista. Qui il frutto si fa protagonista assoluto, con la mora in confettura in primo piano, su uno sfondo di pepe, chiodi di garofano e tabacco. Il sorso rivela tannini maturi e ben presenti, bilanciati da una freschezza che crea un equilibrio davvero convincente. Intenso e sostenuto, lascia un retrogusto lunghissimo.
Il Picchio 2011
Alla vista si presenta granato e impenetrabile, segno di un’evoluzione più marcata. Il naso conferma questo percorso, virando su confettura di prugna, pot-pourri di fiori essiccati e sottobosco. In bocca si avverte la piena maturità del vino: gustoso, con tannini centrali che accompagnano la progressione donando potenza e legandosi a un finale saporito. Nonostante l’annata calda e il tempo trascorso, mantiene un equilibrio e una vitalità sorprendenti.
Il Picchio 1990
Il gran finale della verticale. Granato fitto, con qualche sedimento dovuto all’età ma ancora luminosissimo nel bicchiere. È al naso che questo vino regala le emozioni più grandi: scorza d’arancia candita, farina di castagne, sigaro e confettura di fichi si susseguono con precisione e pulizia sorprendenti per un’annata di oltre trent’anni. Il palato conferma la magia, con una sottigliezza affascinante, una trama setosa e una vena fresco-sapida che anima tutta la progressione, fino a un finale lunghissimo.
Considerazioni finali
Degustare Il Picchio dal 2020 al 1990 significa attraversare tre decenni di storia enologica di Castello di Querceto, ma anche osservare da vicino come il Sangiovese, arricchito da una piccola percentuale di Colorino, riesca a evolvere con eleganza mantenendo intatta la propria identità: potenza nella gioventù, complessità nella maturità, fascino assoluto nella vecchiaia.
Una verticale che conferma come questa Gran Selezione non sia soltanto un vino da bere, ma un vero e proprio racconto del territorio del Chianti Classico — annata dopo annata.
