Castello Tricerchi

Castello Tricerchi: Tommaso Squarcia e il Brunello di Montalcino che sa di eleganza

Da Roma alle colline di Montalcino, passando per una laurea in farmacia: la storia di un giovane vignaiolo che ha scelto la strada più difficile e oggi produce Brunello sottili, freschi e dal carattere borgognone.

Cosa ci fa un ragazzo nato e cresciuto a Roma, laureato in farmacia e figlio di farmacisti, in mezzo ai vigneti di Montalcino? Fa il Brunello. Una scelta tutt’altro che ovvia in un momento di impasse per il vino italiano, e ancora meno scontata se significa lasciare una carriera sicura nella capitale per vivere in campagna.

Tommaso Squarcia

Ma Tommaso Squarcia, titolare di Castello Tricerchi, ha dalla sua l’entusiasmo dei giovani e, soprattutto, le idee molto chiare sul vino che vuole fare.

Un percorso seguito vendemmia dopo vendemmia

Ho assaggiato per la prima volta i vini di Castello Tricerchi nel 2015. Da allora ho seguito ogni nuova uscita e ogni volta li ho trovati migliori: vini sempre più compiuti e definiti. Ho poi conosciuto Tommaso e ho continuato a osservare il suo percorso, perché è riuscito a emergere senza scorciatoie, restando fedele alle proprie convinzioni e migliorandosi anno dopo anno. Ci ho portato in visita anche wine lovers che scelgono un wine tour con me alla scoperta del Brunello.

L’ultimo assaggio dell’intera gamma è avvenuto a Firenze, presso Le Volpi e L’Uva, il 3 settembre 2026, durante un pranzo dedicato anche ai vini e ai salumi di San Gregorio.

Castello Tricerchi, Brunello e Rosso di Montalcino

Eleganza prima della potenza: la filosofia di Tommaso

Tommaso lo dice senza esitazioni: preferisce l’eleganza alla potenza e la facilità di beva alla struttura. Il risultato sono vini leggiadri, per certi versi quasi borgognoni.

A favorire questo stile è la posizione dei vigneti, sul versante nord di Montalcino. La tenuta si trova lungo la strada che da Buonconvento sale verso Montalcino, dove la collina comincia appena a prendere quota. Le vigne non sono alte, ma tre fattori contribuiscono a un clima più fresco e umido rispetto ad altre zone della denominazione:

  • l’esposizione a nord;
  • la vicinanza del fiume Ombrone;
  • la presenza di un laghetto.

I terreni sono argillosi e sabbiosi, con presenza di calcare e differenze da parcella a parcella. Il sangiovese è l’unico vitigno coltivato, su 13 ettari di vigneto a cui se ne aggiungeranno altri 3,5 con un nuovo impianto.

La storia del castello e l’arrivo di Tommaso

Castello Tricerchi ha una storia affascinante, che affonda le radici nel Medioevo e nella politica senese dell’epoca. La data di fondazione, 1441, viene ricordata nell’etichetta del vino più importante oggi in produzione. La famiglia Squarcia, diventata proprietaria del castello e della tenuta, in un primo momento non ha investito nella produzione di vino. Gli impianti attuali risalgono al 1995, ma la vinificazione è più recente: Tommaso è arrivato nel 2013 e si è stabilito definitivamente nel 2015.

Ha scelto come consulente enologo Maurizio Castelli e ha abbracciato la filosofia biologica.

In cantina: vendemmia parcellare e cappello sommerso

Il lavoro in vigna e in cantina ruota attorno a un obiettivo: vini sottili e freschi.

  • Vendemmia parcella per parcella, per cogliere il perfetto equilibrio tra acidità e zuccheri.
  • Fermentazioni con lieviti indigeni.
  • Maturazione in botti grandi di rovere.
  • Cappello sommerso, pratica di origine piemontese che estrae solo i tannini più nobili e riduce il contatto con l’ossigeno.
Castello Tricerchi Montalcino

I vini di Castello Tricerchi: note di degustazione

La gamma comprende quattro etichette, tutte rosse e tutte sangiovese in purezza, una diversa dall’altra.

Iuli’o IGT 2025: il rosso giovane e sfrontato

L’unico IGT della gamma è un vino moderno ed esuberante nel frutto, con note di melograno e ciliegia e tocchi floreali. Il sorso è snello, con una vibrante tensione fresco-sapida. Nasce in acciaio, con il 25% di uva non diraspata, ed è un vero divertissement enologico: dopo la fermentazione alcolica viene subito svinato per limitare l’estrazione e conservare freschezza. In bottiglia già pochi mesi dopo la vendemmia. (Annata 2025, assaggiata a inizio settembre 2026.)

Rosso di Montalcino 2024: il pinot nero di Montalcino

Rubino trasparente, quasi carminio. Il naso ricorda un pinot nero: apertura floreale di lavanda, poi piccoli frutti rossi come ribes e lampone, con un retrogusto di arancia. Il sorso è leggiadro, con tannini finissimi e una saporita chiusura ferrosa, tipica di certi sangiovese, e una persistenza inattesa. Solo metà del vino matura in botti grandi, l’altra metà resta in acciaio.

Brunello di Montalcino 2021: verticale e saporito

Rubino vivido con riflesso granato. Il naso mostra maturità nel frutto e complessità: ciliegia e arancia in primo piano su uno sfondo di petali essiccati, poi anice stellato, tabacco e sottobosco. Il sorso è propulsivo e si muove in verticale, con una trama tannica impeccabile a centro bocca e un finale fresco e saporito.

Brunello di Montalcino “A.D. 1441” 2021: il vertice della tenuta

Non una riserva, ma una selezione di vigna: appena 2.500 bottiglie dalle migliori uve della tenuta. Ha lo stesso profilo stilistico del Brunello, con maggiore definizione e profondità. Al naso ricorda il chinotto, con una sensazione salmastra che anima anche il sorso. Riesce a essere intenso restando leggiadro, con tannini setosi e lineari e un’acidità golosa che alleggerisce la beva. Il finale è lunghissimo. (Il nome del vino “Anno Domini 1441” ricorda l’anno di fondazione del castello.)

Perché seguire Castello Tricerchi

Tommaso Squarcia dimostra che a Montalcino c’è spazio per un Brunello diverso da quello che molti si aspettano: meno muscoli, più freschezza, più sfumature. Una gamma coerente, dal rosso immediato alla selezione di vigna, e un produttore che continua a migliorare con una coerenza rara.

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