Nocchino. Gusto toscano allo stato puro
La parola “nocchino” in toscano è un colpetto dato con le nocche delle mani in modo scherzoso e bonario, senza alcuna intenzione aggressiva, se non quella di richiamare l’attenzione. Il vino Nocchino di Podere Ema è un vino rosso vivace, scattante, come quel colpetto dato con le nocche. In questo esprime un autentico gusto toscano.
Ma questo vino e il suo stile hanno una genesi ben precisa.

La storia di Podere Ema
Enrico Calvelli, fondatore di Podere Ema, nei primi anni 2000 è un 30enne fiorentino che opera nel mondo del vino; quando decide di intraprendere un’attività in proprio, non sente il richiamo dei Merlot, dei Cabernet e dei Syrah di successo in quel momento. Era infatti esploso il boom dei Supertuscan e dei vini della costa, come i Bolgheri.
Enrico fonda Podere Ema sui colli fiorentini lontano della mode e decide di puntare solo su vitigni autoctoni. Fra i vitigni autoctoni toscani coltivati a Podere Ema si trova tra l’altro il Foglia Tonda, quasi scomparso nelle vigne della Toscana, anche nella provincia di Siena dove una volta era frequente.
Quando più tardi inizia a imbottigliare vino con il brand “Podere Ema” (prima annata in commercio è la 2013) cerca un legame con la tipicità e la tradizione. Non c’è conservatorismo in quest’approccio ma voglia di sperimentare per innovare ed esaltare uno stile locale. I vini inizialmente vengono prodotti senza uso di botti di legno e si inizia a sperimentare l’anfora come recipiente vinario. In pochi anni Podere Ema riesce a mettere a punto un proprio stile enologico, schietto, pulito, sincero e ad attrarre una parte di consumatori. Dalle 3000 bottiglie del 2013 oggi Podere Ema produce oltre 30.000 bottiglie l’anno; ha innovato la cantina e ha puntato sull’ospitalità con grande soddisfazione.
Il vino Nocchino
Il vino Nocchino nasce dalla vigne di Podere Ema nelle prime colline a sud di Firenze, a una manciata di km dall’inizio del territorio del Gallo Nero dove si produce Chianti Classico. Per la precisione il comune è quello di Bagno a Ripoli e la tenuta si estende sul versante orientale della Strada Regionale Chiantigiana che collega Grassina con Strada in Chianti. Sono in media pendenza fra i 180 metri del crinale e i 100 metri del fondovalle dove scorre il torrente Ema.
Nocchino è classificato come Toscana Rosso IGT ed è il risultato della combinazione di tre varietà, ognuna con una vinificazione separata e distinta. I vitigni che compongono l’assemblaggio sono Sangiovese, Colorino e Foglia tonda.
Il Sangiovese è il vitigno toscano per eccellenza, ubiquitario una volta nella regione e alla base di tutte le grandi denominazioni rosse della tradizione. Sa essere nobile e rustico ad un tempo, caratterizzato dall’interazione di acidità e tannini, con profumo caratteristico di ciliegia. Il Sangiovese del Nocchino viene vinificato in botte di rovere di grandi dimensioni dove matura alcuni mesi prima di unirsi agli altri.
Il Colorino è sempre stato un alleato del Sangiovese, oggi qualcuno ha provato a vinificarlo in purezza, ma storicamente era solo un complementare, un gregario. Ha la capacità, anche in piccole dosi, di rafforzare l’intensità del colore del vino, inoltre gli conferisce struttura grazie alla ricchezza di polifenoli e apporta aromi di frutta scura. Le uve di Colorino del Nocchino sono fermentate in acciaio e il vino aspetta in acciaio il momento dell’assemblaggio.
Il Foglia Tonda è una varietà antica, quasi dimenticata. Era coltivato soprattutto nel senese, ancora oggi è ammesso ufficialmente in alcune province della regione, ma di fatto negli anni ’80 era quasi scomparso del tutto. Lo ha recuperato l’agronomo e ricercatore Paolo Storchi, rinconocendo il suo potenziale di polifenoli e aromi fruttati. Nel vino conferisce intensità di colore, pienezza di corpo e capacità di evolvere nel tempo. Le uve di Foglia Tonda del Nocchino sono vinificate in anfora di terracotta dove il vino matura fino al momento dell’assemblaggio con Sangiovese e Colorino.
Il risultato è un vino armonioso e ricco di carattere. Ha la complessità data dall’unione di tre varietà con vinificazione distinta, eppure mantiene notevole dote di bevibilità. È un vino complesso ma nient’affatto complicato, anzi l’immediatezza con cui conquista all’assaggio è una delle sue migliori doti.
Il Nocchino esprime il gusto toscano non solo nell’idea, ma anche nella degustazione: ha carattere fin dal colore intenso, ha profumi generosi fruttati variegati in primo piano e un gusto pieno, deciso, giustamente tannico. La 2017 assaggiata dopo 8 anni dalla vendemmia manifesta quella bella tensione di tannini e acidità che dà vivacità al sorso, senza appesantirlo. Il vino ha grinta e scorrevolezza, a tavola dà il meglio di sé. Può accostare piatti della tradizione a base di carne: dalle tagliatelle al cinghiale alla bistecca alla fiorentina. Lo vedrei benissimo anche con un piatto di fagioli all’uccelletto con salsicce (o senza).
