Trebbiano d’Abruzzo di Valentini: un vino leggendario
Il Trebbiano d’Abruzzo di Valentini è un vino mitico, considerato uno dei bianchi italiani più significativi. Uno di quelli che non può mancare nell’esperienza di ogni wine lover, un punto di riferimento per chi fa il mio mestiere. Valentini è stato un pioniere dell’enologia abruzzese e il suo Trebbiano è una vera e propria icona nel panorama dei vini bianchi italiani.
Mi è capitato di assaggiarlo e degustarlo professionalmente più volte. Ma l’ultima volta mi sono davvero commosso. Era un pomeriggio di agosto 2025 e l’annata del vino la 2020. Il vino era stato selezionato per una degustazione emozionale dedicata a un ristretto gruppo di wine lovers californiani.
Ho introdotto brevemente il vino e la sua storia, ma l’assaggio è valso più di ogni parola. Il vino è immediatamente esploso al naso con un profumo ricco e scandito di agrumi, frutta esotica, frutta secca, erbe balsamiche, miele, insieme a tratti floreali. Si è aperto nel calice in maniera impressionante con precisione estrema. Quello che spicca al gusto sono sia l’intensità che la persistenza; il percorso in bocca è agile e dinamico grazie a un’acidità trascinante, mai aspra, anzi piacevolmente agrumata, insieme a una sensazione salina corroborante. Tutto questo con moderata forza alcolica: 12,5%.
Insomma, un capolavoro!

Cos’ha di particolare il Trebbiano d’Abruzzo di Valentini?
La DOC Trebbiano d’Abruzzo prevede che l’uvaggio sia composto per l’85% da tre vitigni: trebbiano abruzzese, trebbiano toscano e bombino bianco, da soli o in qualunque combinazione. Altre varietà sono ammesse nella misura non superiore al 15% e non possono essere aromatiche. Il bombino bianco non è molto coltivato nella regione a dire il vero, mentre di trebbiano toscano ce n’è tantissimo, il doppio del trebbiano abruzzese. Molti vini etichettati Trebbiano d’Abruzzo DOC sono infatti un assemblaggio dei due; è invece piuttosto insolito trovare un Trebbiano d’Abruzzo che sia 100% trebbiano abruzzese. Quello di Valentini è 100% trebbiano abruzzese.
Trebbiano abruzzese
Il Trebbiano, si sa, è una famiglia di varietà accomunate dal nome, ma con caratteristiche diverse fra loro. Il trebbiano abruzzese, come il trebbiano spoletino, si distingue nettamente dal trebbiano toscano (il più coltivato di tutti in Italia), per la sua carica aromatica.
Però il Trebbiano abruzzese è un vitigno difficile. In vigna è più delicato del trebbiano toscano, teme l’umidità ed è soggetto all’oidio e altre malattie della vite. Come il trebbiano toscano, è ricco di acidità, ma nel trebbiano abruzzese l’acidità precipita rapidamente in caso di ritardo vendemmiale. Inoltre il mosto tende a ossidarsi. Non è quindi facile da coltivare, né da vinificare. Per questo non ce n’è poi così tanto ed è stato considerato poco pregevole.
I territori che si sono dimostrati più favorevoli al trebbiano abruzzese sono i comuni di Loreto Aprutino e Casauria in provincia di Pescara.
Il terroir di Loreto Aprutino
Il comune di Loreto Aprutino, dove si trovano i vigneti di Valentini, si estende su una fascia di colline alte 250-300 m, equidistanti dalle montagne del Gran Sasso a ovest e dalla costa adriatica a est. Il terreno è di natura calcarea-argillosa e il microclima risulta influenzato dalle alte montagne e dai venti di provenienza adriatica e balcanica.
Gli inverni sono freddi e spesso nevosi anche a bassa quota. D’estate le giornate sono calde, ma di notte scende la temperatura rapidamente, soprattutto a fine stagione quando ci si avvicina alla vendemmia.
La filosofia di Valentini
Di filosofia si può parlare a buon diritto, perché è nota la risposta che Edoardo Valentini diede una volta a chi gli chiedeva come fosse prodotto il suo vino. Rispose che per comprendere il suo metodo di produzione bisognava leggere i Presocratici. In questa risposta, volendo interpretare quelle parole, si può trovare un passo indietro dall’intervento umano nella vinificazione a favore di una maggior attenzione alla comprensione dei processi naturali.
Edoardo Valentini, fondatore dell’attività negli anni 50, ha sempre avuto un approccio poco interventista, da “artigiano del vino”, epiteto che gli è stato unanimemente riconosciuto. Nessun rigido protocollo di produzione in cantina quindi, ma solo capacità di inseguire i ritmi della natura, di adattare le operazioni stagione dopo stagione. Lo stesso approccio è adottato dal figlio Francesco, che dal 2006, dopo la scomparsa del padre, segue da solo la produzione. Nessun’etichetta o moda, ma solo caparbietà e ricerca della qualità senza forzature, nella consapevolezza dei cambiamenti climatici e delle loro conseguenze per l’agricoltura. Unico principio ispiratore è la ricerca della qualità assoluta, intesa come connessione intima con il territorio in cui si opera. Solo varietà autoctone e solo sistemi di allevamento tradizionali come la pergola abruzzese (tendone).
In cantina il vino fermenta e matura in botti di legno usate, alcune molto vecchie. La fermentazione è spontanea con lieviti indigeni e minimi interventi enologici. La selezione è maniacale, le rese sono bassissime. Da oltre 65 ettari di vigneto Valentini produce solo 50.000 bottiglie l’anno (fra bianco, rosso e rosato). Solo il vino all’altezza viene imbottigliato, il resto è venduto sfuso. In alcuni anni è stato sacrificato fino al 90% della produzione pur di garantire il livello qualitativo del vino imbottigliato.
